Laocoonte ai Musei Vaticani

Il Laocoonte ai Musei Vaticani: dalla guerra di Troia un affascinante racconto omerico

L’eternità della leggenda del Laocoonte ai Musei Vaticani

Il Laocoonte ai Musei Vaticani rappresenta sicuramente il simbolo più famoso della sezione greco-romana dei musei stessi.
Per chi si fosse cimentato nelle letture classiche non può non dimenticare la tragedia del Laocoonte, personaggio che compare nell’affascinante racconto omerico. Quando infatti il cavallo in legno, pieno di guerrieri achei, si manifesta davanti alle porte di Troia, il sacerdote ammonisce i suoi compatrioti, sconsigliando loro di accettare il misterioso dono. Queste le parole che il grande poeta gli fa pronunciare: “Sciagurati cittadini, quale così grande follia? Credete partiti i nemici? O stimate alcun dono dei Danai privo d’inganni? Così conoscete Ulisse? O chiusi in questo legno si tengono nascosti Achei, o questa macchina è fabbricata a danno delle nostre mura, per spiare le case e sorprendere dall’alto la città, o cela un’altra insidia: Troiani, non credete al cavallo. Di qualunque cosa si tratti, ho timore dei Danai anche se recano doni. »

Fatali furono le parole per Laocoonte. Leggenda le letteratura vogliono che dal mare uscirono due enormi serpenti marini che stritolarono Laocoonte e i suoi giovani figli. I serpenti marini erano mandati direttamente dalla dea Atena, protettrice achea. Il fascino della leggenda prosegue nel gruppo scultoreo che la ritrae: poco sappiamo di questa statua, soprattutto dell’autore che la realizzò.

Il Laocoonte ai Musei Vaticani: il gruppo statuario più famoso dell’antichità

La statua oggi esposta ai Musei Vaticani, è stata rinvenuta nel cinquecento durante uno scavo archeologico a Roma. La sua datazione si attesta intorno al I secolo A.C al I secolo D.C. La statua è alta 242 centimetri e il materiale utilizzato è il marmo. È inoltre una statua a tutto tondo. Nel senso che da ogni punto di vista in cui la sia guarda ha una sua pienezza e completezza. Le espressione di terrore sono perfettamente dipinte sui visi di Laocoonte e i suoi figli. Ogni corpo poi cerca invano di divincolarsi dalla presa mortale dei due serpenti. Il gruppo statuario, dai muscoli contratti per lo sforzo di liberarsi e le braccia tese verso l’alto, esprime grande forza e tensione.

Questo concentrato di bellezza, forza, dolore ed energia deve averlo notato anche Michelangelo Buonarroti, il più grande scultore del Rinascimento. Si dice che sia stata proprio la bellezza di questa statua ad averlo iniziato all’arte scultorea. Tuttavia proprio la mancanza di informazioni certe al riguardo di questa opera hanno permesso i critici dell’arte di elaborare le più differenti ipotesi circa la paternità dell’opera: alcuni infatti non sono d’accordo nell’attribuire il gruppo scultoreo al periodo greco, facendo leva su alcune caratteristiche della statua come per esempio la grandezza spropositata di uno dei figli rispetto all’età che avrebbero dovuto avere. Sempre secondo questo filone di critica infatti, la statua è attribuibile allo stesso Michelangelo.

Non c’è dubbio tuttavia, nel fatto che il gruppo rappresenta l’ideale scultoreo dell’antichità, nonché la statua più famosa del periodo greco romano. A comprovare quest’importanza la presenza di una copia della statua al museo degli Uffizi. Simbolicamente, Laocoonte è il simbolo di tutti i portavoce di verità che in modo o nell’altro, vengono taciuti o non ascoltati. Al fine di ascoltarli e render loro giustizia quindi, non esitate a fermarvi a riflettere davanti a questa statua. Il Laocoonte ai Musei vaticani vale da solo una visita a questi fantastici musei. Ma le meraviglie e i tesori esposti ai Musei Vaticani sono infiniti. Per questo, vi consigliamo di leggere l’articolo che ho recentemente pubblicato su cosa vedere ai Musei Vaticani. Potrete trovare anche quale percorso è più utile seguire.

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