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Il Peccato Originale e la Cacciata dall’Eden alla Cappella Sistina

Riprendiamo la nostra visita con il naso all’insù dentro la Cappella Sistina.

Oggi vi porto all’interno di una delle scene più emblematiche della religione e dell’arte: il peccato originale e la cacciata dall’Eden.

Innumerevoli artisti si sono cimentati nella rappresentazione di questa scena ma, come ormai avrete capito, Michelangelo ce ne propone una variante tutta sua.

Il Peccato Originale

Siamo più o meno al centro della Cappella e, come per la Creazione di Eva di cui abbiamo già parlato, anche in questa composizione la dimensione dei personaggi è stata ingrandita per consentire una migliore visibilità dal basso.

Vi basti pensare che la figura di Eva è alta più di due metri!

Come per la scena della Creazione degli astri e delle piante, Michelangelo utilizza l’espediente di dividere una stessa campata in due per sfruttare al meglio lo spazio.

In questa scena l’elemento divisore è caratterizzato dall’Albero della conoscenza del bene e del male, il quale acquista un forte valore simbolico.

Michelangelo iniziò a dipingere questa scena partendo da sinistra e realizzando le grandi foglie di fico dell’albero. Sotto di esso sono rappresentati per la prima volta Adamo ed Eva.

Lui, dai modi un po’ rigidi e goffi si protende a cogliere il frutto (probabilmente si trattava di un fico, non di una mela come abbiamo sempre creduto!)

Lei, bellissima e in una posa languida, allunga il braccio sinistro verso il serpente tentatore.

Nella rappresentazione dell’animale, Michelangelo rompe con quello che fino a quel tempo era stato il canone classico.

Tradizionalmente, il serpente è rappresentato con una piccola testa umana, in genere femminile, qui invece il Buonarroti la trasforma in una vera e propria donna- serpente, le cui gambe si prolungano e si attorcigliano come il corpo del rettile attorno all’Albero della conoscenza.

In questa fase della decorazione le pennellate si fanno più dure e forti, creando una fitta tessitura, per rendere l’effetto delle squame della pelle.

Il colore verde diventa giallo nelle parti in luce e va arrossendosi nelle zone in ombra.

La Cacciata dal Paradiso Terrestre

La composizione prosegue e alla destra dell’albero troviamo la Cacciata dal Paradiso terrestre.

Il paesaggio adesso muta bruscamente diventando estremamente spoglio e desolato.

Un angelo dall’espressione accigliata minaccia con la spada Adamo ed Eva e li caccia dall’Eden.

Di colpo i loro corpi mutano, sembrano improvvisamente invecchiati: la loro pelle è meno luminosa e quasi livida, e i tratti sono più duri e marcati.

Eva appare imbruttita, incurvata, con la testa incassata nelle spalle e le mani in una pose che tradisce paura e vergogna.

Di fronte a questa scena diventa inevitabile fare un confronto con la Cacciata dell’Eden di Masaccio, conservato alla Cappella Brancacci a Firenze.

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La differenza tra queste due opere magistrali risiede nell’intento degli artisti stessi.

Masaccio, infatti, spinge più sull’emotività della scena, sulla drammaticità dei due personaggi, scaturendo dentro di noi una sensazione di dispiacere verso i due progenitori.

Michelangelo, al contrario sottolinea la fisicità, il lato più carnale della vicenda, imbruttendo i volti ma mantenendo quell’aspetto muscoloso dei personaggi, tipico dell’arte michelangiolesca.

 

E adesso che sai tutto, non ti resta che andare a visitare la Cappella Sistina!

 

 

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