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La consegna delle chiavi di Perugino ai Musei Vaticani

 

I Musei Vaticani sono spesso ricollegati ai capolavori di Michelangelo e di Raffaello, oggi però teniamo lo sguardo basso sulle pareti anziché alzarli verso la volta affrescata e analizziamo una delle opere più belle di Pietro Perugino: La consegna delle chiavi.

Pietro di Cristoforo Vannucci, questo il vero nome del Perugino, era un pittore umbro dell’alto Rinascimento.  Titolare di due attivissime botteghe a Firenze e Perugia, è da considerarsi il più influente pittore  italiano di quel periodo.

Fuse insieme la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo di Andrea del Verrochio ma, cosa più importante, fu maestro di Raffaello.

Nell’estate del 1481, per volere di Lorenzo de Medici, Perugino partì insieme a Botticelli, Ghirlandaio e ai pittori più conosciuti di Firenze alla volta di Roma, per decorare la Cappella Sistina, ottenendo subito un impagabile successo.

Gli affreschi realizzati nelle pareti laterali della Cappella narrano la storia della salvezza attraverso gli eventi dell’Antico Testamento in riferimento alla vita di Mosè, e quelli del Nuovo Testamento che narrano la vita di Cristo.

 

La consegna delle chiavi – Dentro l’opera

La scena della Consegna delle chiavi (la quinta sulla parete nord) è organizzata su due fasce orizzontali.

In primo piano Cristo consegna le chiavi del paradiso a Pietro, circondato dagli altri Apostoli.
Le chiavi, una dorata e l’altra argentata, rappresentano il potere divino e quello temporale.

Pietro è inginocchiato, circondato dagli altri apostoli, tra questo gruppo di personaggi si crede ci sia l’autoritratto del Perugino, riconosciuto nell’uomo con la veste nera che guarda verso lo spettatore nel gruppo di destra.

L’aspetto più emblematico dell’opera riguarda l’apparato scenografico che amplifica la scena principale, inquadrata dalle linee prospettiche di un pavimento a grossi quadrati marmorei di una piazza decorata da edifici monumentali. Sullo sfondo troneggia un possente edificio a pianta centrale con cupola, chiara trasposizione del tempio di Gerusalemme.

Il ritorno all’antico è ripreso dalla rappresentazione delle due citazioni dell’arco di Costantino. L’organizzazione spaziale apparentemente così perfetta e ordinata, contiene in realtà degli errori.
Le figure in secondo piano infatti, secondo una prospettiva corretta, dovrebbero essere di dimensioni più piccole.

L’affresco ha fatto scuola e ha condizionato molti dei pittori a seguire, la bellezza che esprime fa da cornice a un capolavoro che merita di essere visitato.

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