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La Creazione di Eva: gioiello nascosto della Cappella Sistina

Pochi luoghi al mondo lasciano incantati come la Cappella Sistina.

Una volta entrati nella Cappella Sistina, davanti a noi troviamo il Giudizio Universale e, alzando gli occhi al cielo possiamo ammirare le storie della Genesi.

Tra queste scene sicuramente la più conosciuta è quella della Creazione di Adamo, il fuggevole contatto delle dita di Dio porta alla creazione dell’Uomo, fatto a sua immagine e somiglianza.

Vi è una curiosità legata a questo celebre capolavoro.

A causa di una crepa che si è improvvisamente creata sulla volta, il pezzo dell’affresco raffigurante le dita cadde, polverizzandosi sul pavimento.
Il riquadro che vediamo tutt’oggi venne ridipinto nel XVI secolo da Domenico Carnevali.

La Creazione di Eva

Se la creazione di Adamo è un’immagine famosissima, la scena raffigurate la Creazione di Eva è sempre passata in secondo piano.

Michelangelo affrescò questa scena esattamente al centro della volta, ed è la prima fra le Storie della Genesi a comprendere la figura di Dio.

Il riquadro è quasi completamente occupato da tre figure: Adamo addormentato, Eva appena generata da Dio, che con un cenno dalla mano la benedice e allo stesso tempo la invita ad alzarsi.

La composizione della scena è impeccabile, le linee formate dai corpi di Adamo, dalle mani e dal paesaggio sullo sfondo conferiscono un equilibrio perfetto per i visitatori che lo osservano a più di 20 metri d’altezza.

Adamo ed Eva sono rappresentati come due adolescenti e Dio ha le sembianze di un gran sacerdote maestoso.
La donna si fa avanti con le mani giunte in preghiera con fare quasi infantile e stupita, come per ringraziare il suo Creatore, Adamo intanto giace ai piedi di una roccia profondamente addormentato.

Nella prima giornata Michelangelo realizzò la prima parte del corpo di Adamo e la roccia sul quale è appoggiato, che terminò il giorno successivo.
La terza giornata la dedicò alla realizzazione della figura di Eva e del paesaggio, e per ultimo rappresentò il Creatore.

Nella rappresentazione di Dio, Michelangelo riprende il mantello violaceo che ritroveremo anche nelle scene successive.
Introduce però un cambiamento: qui infatti la capigliatura e la barba dell’Onnipotente sono bionde, mentre nelle scene dopo le rappresenterà di colore grigio.
Le figure si stagliano su uno sfondo spoglio, da cui in lontananza si intravede il mare.

L’intera scena è incorniciata dai quattro Ignudi, di cui spiccano i corpi muscolosi e possenti, in netto contrasto con la delicatezza delle due figure protagoniste dell’opera.

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